Il mondo dell’E-commerce è in crescita esponenziale ed Amazon rappresenta uno dei player cruciali del settore. Il colosso fondato da Jeff Bezos per la propria organizzazione e struttura, presenta un gap notevole rispetto ai propri competitor. Sulla scorta di questa premessa, tracciare i confini della responsabilità di Amazon nei confronti dei consumatori, appare ad oggi una necessità; e grazie ad una rivoluzionaria sentenza della California Fourth District Court (corrispondente ad una Corte d’appello italiana) è possibile che, nel prossimo futuro, verranno rimodulati i rapporti tra acquirenti, intermediari e venditori online.

Il 13 agosto scorso, infatti, la Corte ha stabilito che Amazon può essere ritenuta responsabile per la difettosità e per i danni da prodotti venduti sul suo Marketplace in California. La Corte, ha convenuto con l’appellante e ha ribaltato la precedente sentenza del tribunale di San Diego del 2019, accogliendo le istanze di Angela Bolger.

Quest’ultima aveva acquistato una batteria sostitutiva per il suo computer portatile su Amazon da E-life, un nome fittizio della società Lenoge Technology Ltd (venditore terzo). Amazon però aveva addebitato alla Bolger l’acquisto e, dopo aver preso la batteria del laptop da uno dei suoi magazzini, l’aveva predisposta per la spedizione in una confezione con marchio Amazon, inviandola alla destinataria. Diversi mesi dopo, la batteria è esplosa tra le mani della Bolger, cagionando gravi ustioni.

A seguito di ciò, nel gennaio 2017, la stessa Bolger aveva citato in giudizio, davanti alla Superior Court of San Diego County, Amazon e diversi altri soggetti, tra cui Lenoge, contestando loro la responsabilità per i danni causati dalla merce, la responsabilità per negligenza, la violazione della garanzia implicita, la violazione della garanzia espressa oltre al negligence/negligent undertaking. Il Tribunale di primo grado, in linea con la giurisprudenza tradizionale, pressochè conforme in ogni parte del mondo, aveva assecondato la difesa di Amazon, la quale si era qualificata come mero intermediario, in quanto non ha distribuito, prodotto o venduto direttamente il prodotto in questione.

Tuttavia, la Bolger non si è fermata ed ha adito la California Fourth District Court, la quale ha articolato un complesso e sofisticato ragionamento giuridico per individuare la responsabilità di Amazon nel fatto concreto, pur essendo intermediario e non venditore diretto.

La decisione di fonda sull’assunto per cui Amazon è parte integrante del processo di vendita produttore – consumatore perché si è posta tra Lenoge (venditore) e Bolger (acquirente) nella catena distributiva del prodotto in questione.

Amazon ricopre un ruolo di gestione esclusiva di una serie di aspetti che coinvolgono il marketing, modalità di vendita e pagamento, consegna e restituzione dei prodotti acquistati. Pertanto, non si può qualificare come un intermediario sic et simpliciter, e ciò conseguentemente esclude che si possa applicare la regola generale dell’assenza di responsabilità del marketplace, imponendo ad Amazon di sostenere i costi derivanti dai danni provocati dai prodotti difettosi.

La responsabilità oggettiva che ne deriva, per riprendere le parole dei giudici californiani, “è stata creata a livello giudiziario a causa della necessità economica e sociale di proteggere i consumatori in una società sempre più complessa e meccanizzata, e a causa dei limiti dei rimedi della garanzia”.

Ecco che, elemento chiave che ha spinto i giudici a propendere verso questa storica pronuncia è stata anche la rilevanza dell’affidamento generato da Amazon.com nel cliente finale. Poco importa il titolo giuridico della relazione commerciale: «I prodotti venduti su Amazon godono di una “implicita dichiarazione di sicurezza”, che rende applicabile la previsione di una stretta responsabilità».

In altri termini, e anche questo principio è spendibile davanti alle nostre corti, non è il solo (unilaterale) contratto a disciplinare i rapporti con il contraente debole, ma anche l’affidamento generato dalla condotta complessiva dell’operatore di e-commerce.

Dott.ssa Gaia Prudente